Il carcinoma del colon-retto rappresenta una delle principali cause di mortalità per cancro in tutti i paesi occidentali. In Italia, ogni anno, circa 30.000 persone vengono colpite da questa patologia. Il Prof. Paolo Urciuoli, esperto in Chirurgia Generale e Vascolare a Roma, ci parla di diagnosi e cure

La maggior parte dei carcinomi colo-rettali si sviluppa a causa di polipi adenomatosi, ovvero lesioni inizialmente benigne.

Diagnosi e trattamento del carcinoma del colon-retto

Oggi è possibile effettuare una diagnosi del cancro colo-rettale attraverso metodi molto efficaci, molti dei quali includono la ricerca del sangue occulto nelle feci e l’endoscopia, esame strumentale che permette di esplorare vari tratti dell’apparato digerente.

Quando si esamina il colon-retto, questo esame prende il nome di colonscopia. Essa è da effettuarsi almeno una volta dopo i 50 anni. Si tratta di un esame semplice che consente di individuare le lesioni neoformate del grosso intestino, di eseguire una biopsia e, se piccole e non ancora degenerate, di asportarle.

Il trattamento del tumore del colon consiste nell’asportazione chirurgica (resezione rettale, emicolectomia destra o sinistra oppure colectomia totale) della sezione interessata.

Il trattamento chemioterapico adiuvante viene deciso di effettuarlo sulla base dei risultati dell’esame istologico e del coinvolgimento linfonodale.

A seconda della localizzazione del cancro del retto si potrebbero riscontrare importanti problematiche. Per essere asportabile chirurgicamente in modo radicale, il tumore deve trovarsi ad almeno 2 cm dallo sfintere anale. Negli altri casi sarà necessario eseguire un’amputazione addomino-perineale, con colostomia definitiva, procedura alquanto delicata che prevede la deviazione del colon verso un’apertura praticata sull’addome.

Quando viene utilizzata la radioterapia?

Generalmente, la radioterapia viene impiegata durante la fase pre-operatoria in associazione alla chemioterapia (terapia neo-adiuvante) per tumori avanzati o in prossimità dello sfintere anale, permettendo così, la resezione completa del tumore e il risparmio dello sfintere. La sola chemioterapia viene, invece, utilizzata come terapia adiuvante.

Nel trattamento di questa patologia, sia l’approccio mininvasivo che l’utilizzo del bisturi a radiofrequenza rappresentano un’innovazione nella cura del cancro colon-rettale.

Quali sono i vantaggi per il paziente?

Indubbiamente questo approccio chirurgico permette di ottenere una migliore esplorazione della cavità addominale, una minore manipolazione degli organi addominali e una dissezione più anatomica dei mesi, ovvero la zona che contengono i linfonodi che devono essere asportati. Grazie a queste caratteristiche il paziente può ottenere i seguenti benefici dalla chirurgia mini-invasiva:

Riduzione dello stress da trauma chirurgico;

Diminuzione della necessità di trasfusioni di sangue;

Rapida funzionalità dell’intestino rispetto alla chirurgia tradizionale;

Riduzione del dolore postoperatorio e del tempo di degenza;

Diminuzione del rischio di laparocele, cioè di ernia della ferita chirurgica;

Riduzione del trauma dell’area operata, anche a livello estetico;

Ritorno rapido all’alimentazione.